Spiritus Mercuris
Attraversiamo il giardino degliincantesimi,ed entriamo nella casa dell'anima
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Affissione degli articoli inviati il: 01.01.01
I nostri pensieri, al soldo del nostro panico, si orientano verso il futuro, seguono la via di ogni timore, sfociano nella morte. Dirigerli verso la nascita e obbligarli a fissarvisi significa invertirne il corso, farli retrocedere. In tal modo perdono quel vigore, quella tensione implacabile che sta al fondo dell'orrore della morte e che ai nostri pensieri è utile se vogliono dilatarsi, arricchirsi, guadagnare forza. Allora si capisce perché, seguendo un tragitto inverso, manchino di slancio, e siano così stanchi quando finalmente cozzano contro il loro confine primitivo, tanto da non aver più energia per guardare al di là, verso il mai-nato.
L’uomo è più malato, meno sicuro, più mutevole, meno saldo di qualunque altro animale; su questo, non ci sono dubbi: egli è l’animale malato per eccellenza. Da che cosa deriva? Di certo, l’uomo ha, più di tutti gli altri animali nel loro complesso, osato, rinnovato, sfidato, provocato il destino. Egli è il grande sperimentatore di se stesso, l’insoddisfatto, l’inappagato. Egli combatte contro animali, natura e dèi per la supremazia assoluta. L’uomo: questo essere sempre indomabile, eternamente volto al futuro, che all’assillo continuo della sua stessa forza non può trovare pace, cosicché il futuro, come uno sperone, inesorabilmente vessa i gangli vitali del suo presente. Come potrebbe, un animale così coraggioso e dotato, non essere anche il più esposto al pericolo, il più a lungo e profondamente malato di tutti gli animali? Se si ferisce, questo maestro della distruzione – dell’autodistruzione – allora, sarà la ferita stessa, a costringerlo a vivere.
Ogni desiderio umilia l'insieme delle nostre verità, e ci obbliga a riconsiderare le nostre negazioni. Ne subiamo una disfatta pratica; eppure i nostri princìpi restano inalterabili... Speravamo di non essere più i figli di questo mondo, ed eccoci sottoposti agli appetiti come deli asceti equivoci, padroni del tempo e asserviti alle ghiandole. Ma questo gioco è senza fine: ogni nostro desiderio ricrea il mondo e ogni nostro pensiero lo annienta... Nella vita di tutti i giorni si alternano la cosmogonia e l'apocalisse: creatori e demolitori quotidiani, pratichiamo su scala infinitesimale i miti eterni; e ogni nostro istante riproduce e prefigura il destino di seme e di cenere attribuito all'Infinito.
E. M. Cioran

Udivo come se non avessi orecchi.
Ma una parola viva fino a me venne dalla vita:
compresi allora di udire.
Vedevo come se i miei occhi a un altro appartenessero,fincè
venne qualcosa-e so che fu la luce,
perchè perfettamente li appagava.
Vivevo come se io non vi fossi,
vi fosse solo il mio corpo,
finchè una forza mi scoperse
e rimise al suo posto la mia essenza.
Si rivolse lo spirito alla polvere:
"Tu mi conosci,vecchia amica".
E il tempo uscì per dare la notizia ed incontrò l'eternità.
E.Dickinson-Tutte le poesie-
Queste immagini sono ritratti dell’Anima mediante i quali l’eros viene attratto dentro il campo psichico e può essere osservato come evento psichico. […] Queste tradizionali fenomenologie della nozione di Anima in Jung, non presentano tratti marcatamente erotici. Esse non identificano Anima con l’eros né attribuiscono il principio dell’eros all’anima. Inoltre, mentre Anima fin dall’epoca classica si riferisce a una funzione interna strettissimamente connessa con la vita umana e con il suo destino, l’eros è un daimon, sta al di fuori e compie incursioni nella vita e nel destino. Noi ci innamoriamo e disamoriamo continuamente, per opera sua siamo trascinati e redenti, oppure dannati, ma ciò su cui l’amore opera non è l’amore, bensì l’anima. L’anima è il bersaglio della freccia, il combustibile del fuoco, il labirinto in cui l’eros intreccia la sua danza. Vorrei sottolineare a questo proposito l’idea di struttura: Anima come struttura archetipica della coscienza. In quanto tale, essa fornisce un modo di essere nel mondo, un modo di comportarsi, di percepire, di sentire, che possiede una sua organizzazione specifica e che conferisce agli eventi l’importanza e il senso non già dell’amore, bensì dell’anima. Anima è rivolta all’interno (e perciò “chiusa” e, nelle metafore religiose e poetiche dell’anima, “verginale”), è piena di dedizione e tuttavia volubile, è generosa e generativa e tuttavia riservata. A questa interiorità attiene un movimento verso il basso e in profondità (caverne, abissi, tombe), che nella fenomenologia di Core-Persefone la connette con il regno degli inferi. Anima porta con sé la nostra morte: la nostra morte abita nell’anima. Ancora una volta, connotazioni come queste sono lontane da ogni idea dell’anima come principio dell’eros, specialmente oggi che eros è giunto a significare la libido, l’impulso di vita contrapposto alla morte.
James Hillman, Anima. Atlantic City 1926
Nella tarda antichità erano noti quattro stadi dell’erotismo: Eva, Elena (di Troia), la Vergine Maria e Sofia. La serie viene ripresa nel Faust di Goethe: nelle figure di Margherita, personificazione di un rapporto puramente istintuale (Eva); di Elena come figura Anima; di Maria, personificazione del rapporto “celeste”, vale a dire cristiano o religioso; e dell’“eterno femminino”, espressione della Sapientia degli alchimisti (Sofia). Come dimostra la nomenclatura usata, si tratta qui di quattro stadi dell’Eros eterosessuale o della figura Anima, e conseguentemente di quattro stadi del culto di Eros.
(Carl Gustav Jung, The Collected Works)
che si possa dimenticare
e che si butti, pregando e piangendo,
sotto gli zoccoli di un baio. O prenda a chiedere alle maghe
radichette nell’acqua incantata,
e ti invii il regalo terribile
di un fazzoletto odoroso e fatale. Sii maledetto. Non sfiorerò con gemiti
o sguardi l’anima dannata,
ma ti giuro sul paradiso, sull’icona miracolosa
e sull’ebbrezza delle nostre notti ardenti: Mai più tornerò da te.
Anna Achmatova, Odessa 1889 – Mosca 1966
che né l’amore né la passione possono osare:
le labbra si fondono nel terribile silenzio
e il cuore si spezza per amore. Anche l’amicizia qui è impotente, e gli anni
pieni di felicità alta infiammata,
quando l’anima è libera e distratta
dal lento languore della voluttà. Pazzo è colui che vi si appresta,
raggiungerlo è morire d’angoscia…
Ora puoi capire perché non batte
il mio cuore sotto la tua mano.
Anna Achmatova, Odessa 1889 – Mosca 1966
‘Perché oggi sei pallida?’
Perché d’agra tristezza
l’ho abbeverato fino ad ubriacarlo. Come dimenticare? Uscì vacillando,
sulla bocca una smorfia di dolore…
Corsi senza sfiorare la ringhiera,
corsi dietro di lui fino al portone. Soffocando, gridai: ‘E’ stato tutto
uno scherzo. Muoio se te ne vai’.
Lui sorrise calmo, crudele
e mi disse: ‘Non startene al vento’.
Anna Achmatova, Odessa 1889 – Mosca 1966
«Stammi solo a sentire un’ultima volta. Perché sarà l’ultima e mi sta nascendo una forza terribile che è figlia tua quanto mia e allora il tuo stare a sentire la deve battezzare.
Il sole inonda la stanza mentre scrivo e ho passato il pomeriggio a comprare arance e formaggio e miele e a sentirmi molto felice dopo due settimane di forte malessere, perché ogni tanto riesco a vedere come dobbiamo vivere in questo mondo anche se la nostra vera anima non è tutta con noi.
Ho sperato in una notte di terrore che un amore tanto irrevocabile non mi legasse a te per sempre. Ho lottato a lungo per liberarmi come dal peso di un nome che poteva essere un bambino o un tumore maligno; non lo sapevo. Lo temevo soltanto. Ma anche se ho girato piangendo (dio, se l’ho fatto) e sbattendo la testa contro i chiodi, pensando disperatamente che se fossi stata in fin di vita e avessi chiamato, tu saresti corso, ho scoperto quel che più temevo nella mia debolezza. Ho scoperto che neanche tu hai il potere di liberarmi o restituirmi l’anima; potresti possedere decine di amanti, di lingue e di paesi e io potrei continuare a scalciare; ancora non sarei libera.
Io sono legata a te, indipendentemente dalla mia volontà (anche se quando ho permesso a me stessa di vivere per te non sapevo che sarei stata ferita, ferita, ferita per l’eternità), e forse adesso so, come non avrei mai saputo se tu mi avessi reso la vita facile e mi avessi concesso di viverti accanto (a qualsiasi condizione al mondo, basta che fosse con te) – adesso so quanto profondamente, paurosamente e totalmente ti amo, al di là dei compromessi, al di là delle riserve mentali che, fino ad oggi, ho nutrito nei tuoi confronti.
Ti amo con tutto il cuore, l’anima e il corpo; nella tua debolezza e nella tua forza; e non mi era mai successo prima di amare un uomo anche nella sua debolezza. E se riuscirai ad accettare la debolezza che è in me, quella che mi ha fatto scrivere l’ultima lettera servile da cane accattone, e a riconoscere che quella lettera è opera della stessa donna che aveva scritto la prima, forte e fiduciosa, e ad amare quella donna nella sua interezza, capirai quanto ti amo.
Ora che ho raggiunto l’improvvisa consapevolezza della mia condizione terribile ed eterna, devo essere certa che tu capisca sia questo sia perché allora come ora ho dovuto scriverti: se proprio non mi vuoi rispondere, mandami una cartolina in bianco, senza firma, qualcosa, qualunque cosa per farmi capire che non hai fatto a pezzi e dato fuoco alle mie parole prima di sapere che io sono migliore e peggiore di quel che pensavi.
Comprensione. Amore. Due mondi. Sono talmente ingenua da amare la primavera e da pensare che il tuo negarla a entrambi sia sciocco e terribile, quando la sua magia è solo nostra.
Certo, se venissi a Parigi in un caos, un turbine di accuse, o addirittura per rendere più difficile separarmi da te (il che è possibile, ma si può porvi rimedio) – avresti ben ragione di vietarmelo. Ma io voglio solo vederti, stare con te, passeggiare, camminare come credo riescano a fare le persone dopo la fase dell’amore … non fingerò di non voler starti accanto con passione, ma tempo e comprensione ci permettono ormai di essere gentilissimi e buoni l’uno con l’altra. Anche se quegli anni eterni incombono su di noi, perché ti rifiuti di vedermi ora?
Sono certa di potertelo chiedere, senza portarti a credere nell’esistenza di qualche morbo da eccesso di scrupolosità che faccia emergere le debolezze e renda le lettere contagiose. Te lo chiedo, come una donna che adesso si conosce. E se avrai il coraggio di guardarti dentro, mi risponderai. Io verrò e rispetterò i tuoi desideri; ma vorrei sapere anche il perché di questi desideri. Oh, non farlo, non creare una stasi artificiale e indistruttibile; piegati, spezzati e torna a crescere, come ho fatto io solo oggi.»
Nota nel diario
Così ho fatto io e non riesco a fermare il pianto, quel diluvio di lacrime catartiche che speranzose gettano l’amo alla vita anche se il mio amore, dall’altra parte di quel maledetto canale, mi dice di non andare. Perché, perché?…
La passione è il desiderio o la capacità o il bisogno di essere totalmente fedeli a qualcosa: un amore, una vocazione, un progetto.
La passione è forse nient'altro che una forma di resistenza.
...La questione è nella vita, unicamente nella vita, nella scoperta della vita, sconfinata ed eterna... Ma a che servono le parole... Io sospetto che quanto scrivo adesso è così simile alle frasi comuni che mi si stimerà senz'altro per uno scolaro d'infima classe, che mostri il suo bravo componimento sul sorgere del sole; ovvero si dirà che, io forse, volevo bensì esprimere qualche cosa, ma che con tutto il buon volere, non ho saputo spiegarmi. Soggiungo però che ogni idea geniale o nuova, o semplicemente in ogni idea seria, germogliata in questo o quel cervello, rimane sempre qualche cosa che in nessun modo si può comunicare ad altri, anche a scrivere volumi su volumi; e che, spiegaste la vostra idea per trentacinque anni di fila, sempre, sempre rimarrà qualche cosa che non vorrà mai uscire dalla vostra scatola cranica e che in eterno starà nascosta dentro di voi. Con essa voi morrete, senza aver comunicato ad alcuno la sostanza intima della vostra idea. Ma se io ora non seppi far intendere tutto ciò che nel corso di sei mesi mi ha tormentato, si capirà almeno che io, giungendo al mio attuale convincimento definitivo, a troppo caro prezzo, forse, lo conquistai...
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Sindicazione


16.01.11 @ 10:06:46
da cris-hestia
Nel sistema totale della psiche, la ...
16.01.11 @ 10:01:21
da cris-hestia
Il Dio dell'Amore Assoluto.
19.11.10 @ 10:30:27
da cris-hestia
ciao!!anche a me hanno dato da ...
18.09.10 @ 21:33:55
da murgi
grazie Vivi.....
11.09.10 @ 07:00:55
da cris-hestia