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28 Gen 2010 - 00:17:59
Le cose dell'amore (Galimberti)
Chiamiamo "idealizzazione" quella tendenza che falsa il giudizio, come avviene ad esempio invariabilmente nel caso delle infatuazioni amorose, dove l'Io diventa sempre meno esigente, più umile, mentre l'oggetto sempre più maginfico, più prezioso, fino ad impossessarsi da ultimo dell'intero amore che l'Io ha per se, di modo che, quale conseguenza naturale, si ha l'autosacrificio dell'Io. L'oggetto ha per così dire divorato l'Io"...Sigmund Freud...

Non ci si può innamorare se non si idealizza la persona amata, se la fantasia non interviene a farne qualcosa di unico, di inequiparabile. Certo, più si scalano le montagne più pericolosi diventano i precipizi. Ma senza la prossimità dei precipizi, alle altezze che si è voluto raggiungere non c'è brivido. Nel nostro caso brivido d'amore. L'idealizzazione è terribilmente pericolosa quando ci si innamora, perchè gli ideali si appannano facilmente, gli incantesimi si spezzano, gli effetti magici si dissolvono, i trucchi prima o poi vengono a galla. Dopo la prima notte di passione Romeo e Giulietta temono la luce, perchè l'aspra luce del mattino dissipa, il giorno dopo, l'incanto del chiaro di luna. Potremmo dire che l'idealizzazione ci impoverisce perchè tutto ciò che ha valore è collocato nell'altro. E se l'altro non ricambia l'idealizzazione di cui è stato investito, se quanto abbiamo trasferito in lui non ritorna, allora o siamo capaci di rompere l'incantesimo e vedere l'altro in una prospettiva più sobria e realistica, o precipitiamo nel rifiuto di noi stessi, svuotati come siamo di ogni nostro valore che nell'idealizzazione abbiamo attribuito all'altro. E allora se non è suicidio è inconsolabile depressione. Idealizzando l'altro, ci siamo svalutati e staccati dalla realtà. E siccome la nostra stabilità dipende dalla valutazione accurata del reale, innamorarsi idealizzando per la psicoanalisi è molto pericoloso. Pericoloso, ma inevitabile. Perchè il desiderio non si attiva senza idealizzazione, senza immaginare nell'altro quelle qualità che lo rendono unico, speciale, straordinario. E' lo stesso Freud a dirci che la percezione della realtà non è qualcosa di passivo, ma una costruzione attiva, dove l'immaginazione, la fantasia, il desiderio intervengono a trasfigurare i dati di realtà, affinchè questi possano assumere un senso per noi. Dal punto di vista dell'innamorato l'oggettività è un ideale impossibile, è il desiderio di pervenire a una sicurezza che non sarà mai raggiunta. La convinzione di conoscere realmente l'altro in modo oggettivo, affidabile e prevedibile è una delle tante illusioni, anzi, forse l'ultima illusione promossa da quella passione che non vuole mai incontrare la delusione. Le caratteristiche adorate dell'altra persona possono anche non essere affatto illusorie, ma siccome perdere chi è "unico al mondo" è molto più doloroso che perdere uno qualsiasi, dall'idealizzazione di solito ci si difende o troncando la relazione dopo il primo incontro, o aggrappandosi alle imperfezioni e ai difetti della persona amata per tenere a bada la fascinazione. Meglio spegnere una stella o offuscarne la luce, piuttosto che correre il rischio che quella stella non splenda per noi. Brividi sì, ma brividi sicuri. Amare è volere. Se amiamo ciò che ha pregio e risponde all'ideale è perchè quell'ideale non c'è e con l'amore lo vogliamo realizzare. Ora quello che noi vogliamo, appunto perchè lo vogliamo non c'è già al mondo. Noi non vogliamo la terra, ma il possesso della terra, ossia la terra che sia nostra, da noi posseduta, ed entrata a far parte della nostra vita. Allo stesso modo amiamo un essere animato, allo stesso modo amiamo un essere spirituale o umano, una persona. La quale amata da noi, è ricreata dal nostro amore. Capaci d'amore non sono mai coloro che stanno in attesa dell'incontro della loro vita, ma coloro che lo creano trasformando il reale secondo il proprio ideale. La persona amata è quella ricreata dal nostro amore. E' ricreata immediatamente e mediatamente: essa, cioè, è un nuovo essere per noi fin da quando iniziamo ad amarla; ma si fa realmente un essere sempre nuovo, si trasforma continuamente in conseguenza del nostro amore, che agisce su di essa. Insomma, l'oggetto d'amore qualunque esso sia, non preesiste all'amore, ma è da questo creato. Vano quindi cercarlo con l'intelligenza astratta o il "sano realismo" che presume di conoscere le cose come sono in se stesse. Su questa via non può trovarsi se non la mancanza di ciò che si ama ed è degno di essere amato. Si trova il difetto, il male, il brutto: ciò che non si amerà mai, perchè, per definizione, è ciò che invece si odia. L'innamorato non deve quindi aver terrore dell'idealizzazione, qualora ne fosse cosciente perchè è da questo processo che dipende la sua condizione stessa, perchè è dall'incontro con quella persona ideale ( e forse idealizzata) a percorrere con noi il suo cammino, che nasce il meraviglioso corollario di emozioni legate all'amore.

cris-hestia · 315 visite · 0 commenti
Categorie: filosofia, psicologia

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