Spiritus Mercuris
Attraversiamo il giardino degliincantesimi,ed entriamo nella casa dell'anima
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Affissione degli articoli inviati in: Dicembre 2010
Esiste un lascito tra cantastorie, per cui un cantastorie passa le sue storie a un gruppo di semi. I semi sono i cantastorie che si augura il maestro porteranno avanti la tradizione quale l'hanno appresa. Come vengono scelti i semi è un processo misterioso che sfugge ad un esatta definizione, perchè non si basa su una serie di norme ma piuttosto sulla relazione ..
In questa tradizione le storie si considerano come un leggero tatuaggio sulla pellle della persona che le ha vissute .. Nei migliori narratori che conosco le storie crescono dalle loro vite come un albero dalle sue radici. Le storie li hanno cresciuti, rendendoli quel che sono ..
Nella tradizione cantadora, c'è la cosiddetta invitata, l'ospite, ovvero la sedia vuota presente sempre durante il racconto. Allora talvolta l'anima di una o più persone vi siede, perchè ha una necessità ..
L'ospite sempre esprime il bisogno di tutti. Invito le persone a tirare fuori la loro storia perchè graffiarsi le mani, dormire sulla terra fredda, brancolare nel buio, e tutte le avventure che capitano, valgono tutto.
Su ogni storia deve cadre qualche goccia di sangue, se dev'essere di medicamento. Spero che lascerete che le storie vi accadano, e che le elaborerete, le inaffierete con il vostro sangue e le vostre lacrime e le vostre risa finchè non fioriranno, finchè voi medesime non fiorirete.
Allora vedrete che medicine sono e dove e quando somministrarle. Questo è il lavoro, L'unico lavoro.”
La piccola statuetta fernminile rinvenuta all'interno di una sepoltura neolitica nei pressi di Parma a si aggiunge, infatti, alla lunga serie di un particolarissimo tipo di raffigurazioni definite come "Dea Madre", o "Grande Madre" termini che, almeno a partire dagli studi dell'archeologa e paleontologa Marija Gimbutas, ottennero ampio successo anche al di là della ristretta cerchia degli addetti ai lavori.
L'analisi di migliaia di queste raffigurazioni (confluita nel volume The Language of the Goddess, pubblicato nel 1989) portò la studiosa a postulare l'esistenza di un universale culto della Dea Madre, diffuso in Europa durante il Neolitico, ma che affondava le sue radici in epoche ancora precedenti.
Sul piano delle conclusioni teoriche, le ricerche della Gimbutas oggi non appaiono piu valide; le rimane pero il merito di aver esaminato un enorme campionario di reperti e di aver tentato di presentarne una classificazione tipologica (dea della rigenerazione, dea gravida dell'agricoltura, dea della morte in forma di uccello rapace, rigida dea bianca, ecc.).
E rimane il dato di un fenomeno straordinario, quello della raffigurazione - piu o meno stilizzata, scolpita nella pietra o plasmata con la creta - di corpi femminili a "tutto tondo", fenomeno nato forse all'interno delle prime comunità sedentarie del Vicino Oriente a partire gia dal IX millennio a.C. (la civilta cosiddetta "natufiana", dal nome di Uadi Natuf, in Giudea) e poi diffusosi, passando per l'Anatolia (Catal Huyuk), in tutto il mondo mediterraneo (Creta, Cicladi, Malta, Sardegna...).
Le prosperose Veneri di Malta, le rigide figurine cicladiche e, oggi, la nostra statuina parmense sono allora testimoni materiali di quell' "emergere della nozione di divinità" che, per alcuni studiosi (Jacques Cauvin), rappresenterebbe uno dei tratti principali del processo di neolitizzazione?
Tutte le ipotesi sono lecite. A patto che si riconosca l'estrema difficoltà, se non l'impossibilità, di definire con "certezza scientifica" la religione preistorica, la concezione che del soprannaturale avevano gli uomini da un milione di anni fa fino al mornento in cui non hanno cominciato a fissare il loro pensiero attraverso le prime forme di scrittura.”
Editoriale Archeo Giugno 2006
“Non dovete vivere senza mai incontrare chi vi può intendere e può conoscere la vostra stessa gioia segreta e il vostro amoroso mistero.
Io guiderò i vostri passi nella vita in modo che al momento giusto voi possiate ritrovare alcune delle vostre antiche sorelle.
Quelle con cui già condivideste l'incanto delle danze che gioiosamente faceste nelle radure segrete illuminate dalla tenue luce della bianca luna.
Quelle con cui già intrecciaste corone di fiori da indossare nelle vostre feste di gioia e libertà.
Quelle alle quali dolcemente stringevate le mani affusolate mentre giravate lentamente attorno al fuoco al ritmo sommesso del tamburo e al suono dolce del flauto...”.
Eppure le due specie sono state entrambe perseguitate, tormentate e falsamente accusate di essere voraci ed erratiche, tremendamente aggressive, di valore ben inferiore a quello dei loro detrattori. Sono state il bersaglio di coloro che vorrebbero ripulire non soltanto i territori selvaggi ma anche i luoghi selvaggi della psiche, soffocando l'istintuale al punto da non lasciarne traccia. La rapacità nei confronti dei lupi e delle donne da parte di coloro che non sanno comprenderli è incredibilmente simile.”
“Forse anche ogni donna dei tempi arcaici della Grande Madre può essere ritenuta una sua manifestazione e forse per essa tale fatto era quanto più di naturale si potesse concepire”.
In principio fu una donna, la dea Vite della saga di Gilgamesh. Poi fu la volta di Orotalt e infine del greco Dioniso. Ecco la storia nascosta nel grappolo d’uva ...
A fine pasto noi italiani ci facciamo spesso conquistare dagli acini d’uva, possibilmente accompagnati da un saporito formaggio grana, mentre sorseggiamo uno o più bicchieri di buon vino, bianco o rosso che sia.
Nel bel paese non abbiamo davvero che l’imbarazzo della scelta: tutto merito di Bacco? Non proprio…
Ben prima che il culto del dio prendesse piede presso i Romani, la vite e il suo frutto erano venerati. Certo, direte voi, gli dei romani vengono pari pari da quelli greci: non è quindi una grande scoperta che, a Roma, Bacco abbia preso il posto di Dioniso, il più giovane figlio immortale dell’olimpico Zeus. Ma in realtà questo culto ha origini ben più remote. Già i Sumeri adoravano una dea nota come Dea Vite o Madre Vite. Viene perfino citata nella saga di Gilgamesh: è a questa divinità femminile intenta a mescere il vino che l’eroe si rivolge per chiedere come conquistare l’immortalità. La vite quindi come simbolo di gioventù e vita eterna. Ma la vite è anche albero della conoscenza: nel corpo di leggi ebraiche non scritte, ma tramandate oralmente, questa pianta è il simbolo della scienza del bene e del male. È una sorta di albero cosmico: avvolge i cieli dove le stelle sono i suoi acini.
E sempre rimanendo nella zona della mezza luna fertile, Erodoto
ricorda che gli Arabi adoravano un dio dei grappoli chiamato Orotalt. Presso gli Ittiti si chiamava invece Dulukbaba. Ma senz’altro la divinità a noi più nota è il greco Dioniso. Un culto il suo, badate bene, che ha però un origine cretese. Nell’isola sono infatti state rinvenute tracce di un diffuso culto del vino connesso a quello del toro, l'animale che è uno dei simboli di Dioniso che giungeva alle sue fedeli con “impetuoso piede di toro”: le sue baccanti che, durante le cerimonie, invase dal dio, ne invocavano e cantavano la presenza riproducendo il mitico corteo di sileni, satiri e ninfe. E questo avveniva più volte all’anno perché il ciclo delle celebrazioni in onore del Dio aveva tre momenti, che allegoricamente richiamavano la sua nascita, morte e resurrezione. Si iniziava a dicembre con le dionisie rurali in cui si assaggiava e mesceva il vino. Poi a gennaio si svolgeva nell’agorà di Atene la cerimonia della nascita del vino che richiamava la nascita di Dioniso dalla coscia di Zeus. E in primavera si celebravano le Anthesteria, tre giorni in cui si ricordava il suo ritorno dagli inferi: secondo una leggenda Dionisio fu infatti fatto a pezzi e le sue membra bruciate, ma da quelle ceneri crebbe una pianta, la sacra vite appunto. I cui frutti noi ancor oggi gustiamo.
Fonte: Il Piatto Ride
In tutte le donne, soprattutto quando entrano nell'età matura, alberga una forza sotterranea e invisibile che si esprime attraverso intuizioni improvvise, esplosioni di energia, acute percezioni, slanci appassionati: un impulso travolgente e inesauribile che le spinge ostinatamente verso la salvezza, verso la ricostruzione di qualsiasi integrità spezzata. Come un grande albero che, per quanto minacciato dalle malattie, colpito dalle intemperie, aggredito dalla furia dell'uomo, non muore mai, ma miracolosamente e con pazienza continua a nutrirsi attraverso le proprie radici, si rigenera e rinasce per mantenere il proprio spirito vitale così da poter generare nuovi germogli cui affidare questa eredità inestimabile. Con un linguaggio magico e suggestivo, che attinge alle antiche storie narrate attorno al fuoco, alle leggende, al mito, Clarissa Pinkola Estés riprende e sviluppa i temi che hanno ispirato il suo straordinario saggio d'esordio, Donne che corrono coi lupi, intonando un poeticissimo inno al femminile.
| “Non desisteremo mai dall’esplorare. E la fine di ogni nostro esplorare sarà giungere là donde siamo partiti e conoscere quel luogo per la prima volta.” (T.S.Eliot) "Credo che quando ci si ama come io ti amo, ci si è sempre amati. Come ci si riconoscerebbe, se l'anima, da sempre, non ne contenesse un'immagine, sia pure velata? Siamo divisi in due metà: una esposta al giorno, l'altra tuffata nella notte, inconscia. Esse vivono e vanno insieme e comunicano: lo si prova talvolta, senza rendersi veramente conto di questa corrispondenza. Dove vada ciò che zampilla, donde venga l'onda che ci sommerge, il nostro sguardo, debole, non lo vede. Fino a che anche l'altra metà, a poco a poco, si illumina e si rivela. Allora, non soltanto davanti a noi, si scopre la pienezza di tutta una vita: dietro troviamo, alzata la cupa barriera che ci nascondeva, la metà del nostro essere. E vediamo come ciò che sembrava distinto e provvisto di vie separate fosse già in comunicazione con il resto." (Johan Rudolf Thorbecke )
" Meglio bruciare in una coscienza ardente eppure restare in vita, “… Diventa estremamente importante vedere generosamente, o ci ritroveremo con ben poca cosa; vedere acutamente, in modo da distinguere i vari tratti, anziché una massa generalizzata; e vedere profondamente, dentro le ombre scure, o rimarremo ingannati.” (J.Hillmann)
La meditazione della fiamma offre al sognatore un nutrimento di verticalità......
bruciare alto, sempre più alto per essere certi di dare luce. (G. Bachelard)
|
La terapia, o l'analisi, non è solo qualcosa che gli analisti fanno ai pazienti, essa è un processo
che si svolge in modo intermittente nella nostra individuale esplorazione dell'anima,
negli sforzi per capire le nostre complessità,
negli attacchi critici, nelle prescrizioni e negli incoraggiamenti che rivolgiamo a noi stessi.
Nella misura in cui siamo impegnati a "fare anima", siamo tutti, ininterrottamente, in terapia."
"..... gli archetipi sono i modelli più profondi del funzionamento psichico, come le radici dell'anima
che governano le prospettive attraverso cui vediamo noi stessi e il mondo.
Essi sono le immagini assiomatiche a cui ritornano continuamente la vita psichica
e le teorie che formuliamo su di essa."
Conoscere le loro storie l’aiuterà a diventare donna. Le chiederò di non immedesimarsi in una in particolare perché potrebbe essere fonte di dolori inimmaginabili. Deve conoscerle tutte quante e riconoscere in ognuna una parte di sé. Non deve diventare una dea vulnerabile come sua madre, che è esistita solo nella dimensione del vincolo”
di donne vissute nella fantasia umana per oltre 3000 anni, rappresentano ciò che le donne sono o potrebbero essere. Sono diverse l’una dall’altra e i miti che le riguardano mostrano ciò che per loro è importante e ci dicono sotto metafora ciò che una donna, che assomiglia loro, può fare.”
… due donne si avvicinano camminando lentamente, affiancate l’una all’altra ma su due diverse strade; man mano che procedono diventa sempre più nitido il loro portamento regale, lo sguardo fiero, la testa alta… un’aquila vola sopra di loro, a osservare e proteggere il loro percorso. Sono le due Regine, una più giovane, la figlia del Grande Padre, dea della giustizia, dell’intelligenza, delle arti, Athena, nata dalla testa di Zeus. L’altra, più matura, è la regina del potere terreno, la moglie, la dea del matrimonio e del focolare domestico: Era, la donna compagna. L’una indossa l’azzurro del cielo e della temperanza, l’altra il rosso del fuoco passionale…
… in un antro buio e umido, riscaldato e illuminato solo da un braciere posto al centro della stanza, abita la vecchia dea della saggezza, la “curandera” che conosce i poteri delle erbe e della natura, la strega, Ecate. Lo stesso braciere ardente sta al centro del tempio, dove la dea custode dei misteri, Estia, veglia giorno e notte… Entrambe Signore dell’interiorità, non abitano il mondo esterno ma si riparano in luoghi nascosti e lontani dalla vita mondana.
… la velocità, la corsa, la sfida, il gioco, l’indipendenza e l’amore per la natura sono le caratteristiche che connotano la dea della caccia, Artemide, la più giovane e autonoma tra le dee, colei che al padre Zeus chiese un regno nel bosco e una faretra di frecce per poter vivere tra gli animali e gli alberi, suoi amici più fidati.
… odori celestiali e luci soffuse escono dalla casa della dea dal corpo sacro, l’amante irresistibile a cui nessun essere sulla terra sa dire di no. Sensuale, seduttiva, magnetica, la dea dell’amore, Afrodite regna sul mondo dei sensi e della bellezza: per lei il marito Efesto crea gioielli straordinari, l’amante Ares combatte impavido e ogni uomo è pronto a sacrificarsi.
… per sempre unite in un abbraccio d’amore e di simbiosi, ecco la madre e la figlia… l’una dea della fertilità e della vita, l’altra signora delle tenebre e della morte: Demetra la dea delle messi e Persefone che, rapita alla madre con violenza, diventa la regina degli Inferi attraverso le “nozze di morte” con il dio Ade. La madre, fertile e concreta, accompagna nella crescita, la figlia dapprima inconsapevole e dipendente, poi grande conoscitrice del buio e delle profondità, guida le anime e gli dei che devono “scendere” nei mondi sotterranei
“Ciascuna vita è formata dalla propria immagine, unica e irripetibile, un’immagine che è l’essenza di quella vita e che la chiama a un destino. In quanto forza del Fato, l’immagine ci fa da nostro Genio personale, da compagno e da guida, memore della nostra vocazione.”
(J. Hillmann)
"Mi chiedete di spiegarmi, ma sono talmente lontana dalle parole, dalla logica, dal pensiero discorsivo, dall'intelletto...
Mi trovo in uno stato segreto ed indicibile, sono il mistero dove ha inizio ogni conoscenza profonda, quando vi immergete nelle mie acque silenziose senza chiedere nulla, senza cercare di definire nulla, al di fuori di qualsiasi luce.
Più entrate dentro di me, più vi attraggo.
Non vi è nulla di chiaro in me.
Sono senza fondo, sono tutta sfumature, mi estendo nel regno dell'ombra.
Sono un pantano dall'incommensurabile ricchezza, contengo tutti i totem, gli Dei preistorici, i tesori dei tempi passati e futuri.
Sono la matrice.
Al di là dell'Inconscio sono la creazione stessa.
Sfuggo a qualsiasi definizione.
So che mi hanno adorata.
Da quando gli esseri umani hanno sviluppato una scintilla di Coscienza, mi hanno identificato con essa.
Come un cuore di argento perfetto, illuminavo le tenebre della notte.
Ero la luce che, secondo il loro vago sospetto, regnava nel profondo delle anime cieche.
Mi ero tuffata in tutte le oscurità dell'universo.
Là dove le entità avide guatavano la più piccola scintilla di Coscienza, dimensioni di follia, di solitudine assoluta, di delirio gelido, di quel silenzio doloroso che si chiama Poesia, ho dovuto riconoscere che, per esistere, dovevo andare là dove non c'ero.
Sono caduta dentro me stessa, sempre più giù.
Mi perdevo scendendo verso nessun luogo finchè, alla fine, "Io", l'oscura, ho cessato di esistere.
O meglio, ero una concavità infinita, una bocca spalancata che conteneva tutta la sete del mondo. Una vagina senza limiti divenuta aspirazione totale.
Allora, in questa vacuità, in questa assenza di contorni, finalmente ho potuto riflettere la totalità della luce.
Una luce ardente che ho trasformato nel suo freddo riflesso, non la luce che genera, bensì, la luce che illumina.
Non insemino, indico soltanto.
Chi riceve la mia luce sa quello che è, nulla di più.
E' più che sufficiente.
Per diventare ricezione totale, ho dovuto rifiutarmi di dare.
Nella notte, qualunque forma rigida viene annichilita dalla mia luce, a cominciare dal cuore.
Al mio chiarore, l'angelo è angelo, la belva è belva, il pazzo è pazzo, il santo è santo.
Sono lo specchio universale, chiunque può vedersi in me".
Alejandro Jodorowsky
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16.01.11 @ 10:06:46
da cris-hestia
Nel sistema totale della psiche, la ...
16.01.11 @ 10:01:21
da cris-hestia
Il Dio dell'Amore Assoluto.
19.11.10 @ 10:30:27
da cris-hestia
ciao!!anche a me hanno dato da ...
18.09.10 @ 21:33:55
da murgi
grazie Vivi.....
11.09.10 @ 07:00:55
da cris-hestia