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Affissione degli articoli che appartengono alla categoria: miti e leggende

18 Mar 2010 
La mitologia greca narra che Cerbero, cane a tre teste di Ecate, regina dell’Ade,
portasse nella bava i semi d’aconito. Quando Ercole rapì la bestia, trascinandola schiumante di rabbia
sulla terra, favorì la diffusione dei semi lungo il tragitto; è così che i semi d’aconito arrivarono in questo mondo. Secondo la tradizione norvegese questo fiore rappresentava, per la sua particolare forma, l’Elmo di Odino, il più valoroso guerriero teutonico. Tale speciale copricapo conferiva a chiunque lo indossava il potere magico di rendersi invisibile agli uomini. La religione cristiana lo ritiene il cappuccio dei monaci. In Francia è popolarmente detto carro di Venere.

Nel Medioevo l'aconito veniva chiamato Helmet-flower (fiore-elmetto) o Common monkshood (cappuccio di monaco) per il modo curioso in cui i sepali coprono il resto del fiore. Analogamente  In Germania blauer Eisenhut (elmo blu).
Nel vocabolario Anglo-Sassone era chiamato anche Wolf's bane ,veleno di lupo, la traduzione letterale dal greco lycotonum, che deriva dall'idea di una freccia impregnata del succo velenoso o di una ascia avvelenata che avrebbe ucciso i lupi. Il nome generico Aconito  Plinio invece fa risalire il nome da Aconae, il luogo vicino ad Eraclea da cui Ercole scese agli Inferi e secondo un'altra leggenda l'aconito sarebbe spuntato sulla terra nel punto in cui era caduta la bava di Cerbero; sono miti che testimoniano come le proprietà tossiche dell'aconito fossero ben note, tanto che nell'isola di Ceo era usato per uccidere gli anziani ormai inutili. In tempi più recenti Mattioli racconta di avere assistito a Roma e a Praga ad esperimenti su condannati a morte a cui venivano fatti ingerire preparati a base di aconito per cercare poi degli antidoti.
Il secondo nome napellus significa invece piccola rapa, per la forma della radice.
Un'altra leggenda racconta che l'aconito nacque dal terreno su cui gocciolava il sangue di Prometeo quando l'aquila gli divorava il fegato. Prometeo, secondo il mito, era un discendente dei Titani che, per aiutare gli uomini, scende agli Inferi e ruba il fuoco, fino ad allora sconosciuto sulla terra. Per punirlo Zeus ordina ad Efesto di modellare con la creta una bella fanciulla, Pandora, e la manda sulla terra, dove fino ad allora gli uomini avevano vissuto senza vecchiaia né malattia; dal vaso di Pandora si sprigionano sulla terra tutti i mali ed il vaso viene richiuso in tempo per lasciarvi dentro solo la speranza. Non contento, Giove lega Prometeo con lacci indissolubili e lo trafigge con un palo: ogni giorno un'aquila viene a divorargli il fegato, che ricresce ogni notte da capo. Il significato del mito di Prometeo ricorda da vicino quello del peccato originale della Bibbia: "Prometeo" significa "preveggente", quello che vede prima; il furto del fuoco simboleggia il tentativo ribelle dello spirito umano di carpire la conoscenza degli dei per avvicinarsi all'intelletto divino, allo stesso modo in cui Adamo ed Eva intendono diventare simili a Dio mangiando il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male. L'uomo non compie questo cammino per propria crescita interiore ma per cercare un'autogratificazione: Prometeo è la personificazione dell'ingegno del genere umano, lo spirito ragionevole dell'uomo che, fidando in sé stesso, si ribella agli dei. Il complesso di Prometeo esemplifica tutte quelle tendenze che ci spingono a conoscere più dei nostri padri e dei nostri maestri, non per desiderio di saggezza ma per vanità o presunzione. Il prezzo che l'uomo paga per tutto questo è però la sperimentazione della sofferenza: l'ira di Zeus lo porta a togliere agli uomini il privilegio di vivere senza vecchiaia e malattie sprofondandoli ancora di più nei limiti della natura umana (cosa che assomiglia molto alla cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre); come a dire che la coscienza porta all'inevitabile conoscenza della sofferenza e della morte, le quali, se non percepite con la coscienza, non esistono psicologicamente: senza coscienza la vita è uno stato di anestesia. L'aquila che mangia il fegato di Prometeo di giorno simboleggia la coscienza che subisce le sue ferite; durante la notte (terreno di azione dell'inconscio) il fegato ricresce: le ferite del giorno vengono medicate durante il sonno.


cris-hestia · 210 visite · 0 commenti
Categorie: miti e leggende
24 Feb 2010 
Il mito di Pandora: Zeus, infuriato dal furto del fuoco divino commesso da Prometeo, decise di punire questi e la sua amata creazione: il genere umano. Prometeo venne incatenato ad una roccia ed ogni giorno un’aquila gli divorava il fegato: l’organo ricresceva durante la notte e così, la mattina successiva, il tormento riprendeva. Per punire gli uomini Zeus ordinò ad Efesto di creare una bellissima fanciulla, Pandora (dal greco "pan doron" = "Tutti I Doni"), alla quale gli dei donarono grazia e ogni sorta di virtù. Ermes, che aveva dotato la giovane di astuzia e curiosità, venne incaricato di condurre Pandora dal fratello di Prometeo, Epimeteo (fratello stupido). Questi nonostante l’avvertimento del fratello di non accettare doni dagli dei, sposò Pandora, da cui ebbe Pirra. Ella aveva con sé un vaso regalatole da Zeus, che però le aveva ordinato di lasciare sempre chiuso. Ma, spinta dalla curiosità, Pandora disobbedì: aprì il vaso e da esso uscirono tutti i mali del mondo (la vecchiaia, la gelosia, la malattia, la pazzia, ecc.) che si abbatterono sull’umanità. Sul fondo del vaso rimase solo la speranza, l’ultima a morire. Secondo un’altra versione il vaso, aperto da Epimeteo, conteneva tutti i beni, che volarono verso gli dei, lasciandone sprovvisti gli uomini.

cris-hestia · 76 visite · 0 commenti
Categorie: miti e leggende