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09 Set 2010 
La rosa che da giorni agonizza in questo bicchiere


non smette di concedermi la realtà del suo profumo


corpo invisibile che aderisce ai libri


che eternamente si estende nell’aria


Anche d’amore deve parlare il poeta


dissanguandosi in parole che sono la sua anima


E’ il canto degli uccelli che salutano la luna


è la morte trasformata in lingua


Non è che io solleciti le tue carezze


né tantomeno il latte che ti promette il futuro


come un cane cieco inseguo la tua assenza


i petali in cenere prima cadono a terra


poi viene il vento e li trasforma in aria


ma nella mia carne continua a persistere il loro profumo


mentre scrive il poeta agonizza


dentro un bicchiere d’acqua.











cris-hestia · 4 visite · 0 commenti
08 Set 2010 
cris-hestia · 8 visite · 0 commenti
08 Set 2010 
Il  linguaggio segreto del mondo
La leggenda racconta che le Rune furono donate dagli dei al dio nordico Odino dopo il suo sacrificio (un complesso rituale sciamanico durato 9 giorni e 9 notti mentre era appeso a testa in giù all'albero cosmico Yggdrasil - il frassino, albero del mondo).
 Una rappresentazione di Yggdrasill
Dal sostantivo norreno (ligua germanica del VII sec.) la parola rún significa mistero,sussurro.  Le Rune custodivano una Conoscenza ed un Potere che solo gli dei potevano rivelare ed è grazie a loro che Odino potè accedere alla 'conoscenza suprema'. Sciamani, sovrani e semplici uomini per secoli si affidarono al loro immenso potere per capire i segni del fato, per interpretare il volere degli dei e per proteggere ed onorare i defunti, incidendole sulle  lapide. Una scrittura, quella dell'alfabeto runico, enigmatica e piena di carica esoterica; le sue lettere sembrano strettamente legate all'alfabeto latino, greco e celtico oltre che al simbolismo dell'ogham druidico (l'alfabeto dei Druidi). La scrittura runica composta da 24 lettere è anche conosciuta come ""fuþark" dalle iniziali dei suoi primi segni: 
 
  • Fehu (Bestiame)                                               f        (f)
  • Uruz (il toro selvaggio)                                      u       (u)
  • Thurisaz (Il martello del Dio Thorn; la spina)   th,þ (þ=th) 
  • Ansuz (Il Dio As /Odino)                                  a      (a) 
  • Raidho (Viaggio a cavallo)                               r       (r)
  • Kanuan (La torcia)                                             k      (k)   
    Le prime incisioni trovate in Scandinavia risalirebbero al II e II sec. sebbene si pensi ad un origine ancora più antica e nel mondo anglosassone antico, grazie alla persistenza di pratiche pagane, l'uso di tale alfabeto è rimasto fino al X secolo. Ma la maggior parte delle iscrizioni, appartenenti ai Vichinghi, sono state trovate in Svezia e nell'isola di Oland in particolare. Nei secoli, dai 24 segni di partenza, l'alfabeto del  Futhark  subì profonde trasformazioni riducendosi a soli 16 segni per poi essere lentamente sostituito da quello latino e scomparire del tutto verso il XIV sec.
    Nel corso della storia diverse persone dedite all'occultismo hanno usato il potere delle Rune per realizzare desideri, proteggersi dal pericolo o realizzare sogni. Ma le Rune non furono rivelate per tali scopi. Perfino le "SS" naziste applicarono i segni delle Rune sulle loro insegne, traviando il loro reale significato.
    Odino. Illustrazione di Georg von Rosen
    Per meglio comprendere le origini ed il potere delle Rune, però, occorre accennare alla nascita dell'uomo secondo il poema Hávamál (mitologia norrena sulle leggende degli eroi germanici) dove è lo stesso Odino a parlare.  
    «  Lo so io, fui appeso
    al tronco sferzato dal vento
    per nove intere notti,
    ferito di lancia
    e consegnato a Odino,
    io stesso a me stesso,
    su quell'albero
    che nessuno sa
    dove dalle radici s'innalzi.
    Con pane non mi saziarono
    né con corni [mi dissetarono].
    Guardai in basso,
    feci salire le rune,
    chiamandole lo feci,
    e caddi di là. »

    I figli di Borr crearono gli uomini da due alberi trovati sulla spiaggia, il primo Odino - spirito di vita, il secondo Vili - saggezza e movimento ed il terzo - forma, parola, udito e vista. L'impiccagione rituale effettuata da Odino era un modo per intraprendere il suo cammino iniziatico al fine di ricevere, con sacrificio (secondo le modalità dei sacrifici umani che venivano tributati al dio nella Scandinavia precristiana), le lettere magiche che gli permettevano, poi, di trasmettere a tutti gli uomini "la conoscenza".

    Ogni runa si compone di 3 aspetti ed è una triade che non può essere separata, in quanto nessuna di queste tre parti può avere senso da sola: ognuna implica l'esistenza e la sussistenza delle altre due.

    • Il suono (il nome pronunciato): valore fonetico della runa è la sua caratteristica vibratoria nell'aria e nello spazio. Questa rappresenta la qualità creativa che risiede nella magia della vocalizzazione. È la qualità alla quale pensiamo quando immaginiamo la parola di Dio, per esempio. Può essere applicata alla voce.
    • Il glifo della runa (la sua forma): rappresenta la sua qualità visibile. Questa è, forse, la caratteristica che riusciamo a comprendere meglio, in quanto - come esseri umani - riusciamo a trasporre un'enfasi eccezionale in quello che possiamo vedere. Può essere applicata alla vista.
    • Il contenuto simbolico: rappresenta il significato (o i significati) che sono stati attribuiti alla runa; tuttavia, è facile comprendere come anche questo aspetto sia solo un pallido riflesso del reale significato della runa, che resta, comunque, celato ai nostri 5 sensi. Questo perché le rune esistono in una realtà molto più estesa di quella tridimensionale e possono, quindi, solo essere accennate nel diagramma bidimensionale che siamo superficialmente disposti a concepire. Non può essere applicata, i significati delle rune possono essere concepiti e elucubrati soltanto da alcune menti, che hanno, come dire, un sesto senso, sovraterreno.

    Secondo Tacito, in Germania, sacerdoti, capi tribù o paterfamilias praticavano sortilegi leggendo la disposizione di pezzetti di legno, su cui erano incise le Rune, sparpagliati a caso su un telo bianco.


  • cris-hestia · 10 visite · 0 commenti
    08 Set 2010 


    Da sempre l’uomo si è domandato che cosa rappresentano e da dove vengono i sogni e, nel dubbio, gli sono stati sempre attribuiti poteri speciali. Scavando nel passato, si ha testimonianza scritta dei sogni già su reperti del II e III millennio a.C.


    I sogni degli antichi di cui si ha traccia, parlano sempre del futuro ed erano considerati profetici come d'altronde ancora oggi lo si fa. L’uso attuale della Smorfia ne è un esempio. Tale parola deriva dal nome del personaggio mitologico greco MORFEO legato al mondo dei sogni. I figli di di Ipno (Sonno) e di Notte erano appunto Morfeo, Phobetor (Fobetore) e Phantasos (Fantaso). Morfeo inviava i sogni popolati da forme umane (nelle sue apparizioni notturne, era li a prendere le forme delle persone o delle cose da far sognare), mentre gli altri due fratelli, invece, inviavano quelli con animali e con oggetti inanimati. Il suo messaggero era il veloce Hermes che faceva da tramite tra il suo Signore e i viandanti. Nell'Iliade e nell'Odissea troviamo, invece, un'altra divinità, Oniro, che riassume in sé la caratteristiche di tutte le altre. Iris (o Iride) è un’altra  figura della mitologia greca. Figlia di Taumante e di Elettra era la messaggera degli dei, in particolare di Giunone: scendeva sulla terra per portare i suoi messaggi camminando sull'arcobaleno, che segnava il suo percorso.




    Per i Greci i sogni erano, pertanto, messaggi divini dotati di vita propria, provenienti dall’esterno e quindi liberi di apparire a loro piacimento. Non sempre rappresentavano la realtà e potevano anche essere ingannevoli o bisognosi di una interpretati per avere un giusto responso. C’era poi la figura dell’Oracolo  (il termine indica il responso profetico della divinità, pronunciato tramite un intermediario, indovino o sacerdotessa, in modi diversi. Gli oracoli più famosi dell'antichità furono quello di Zeus a Dodóna e l'oracolo di Apollo a Delfi).Un aspetto caratteristico non solo della religione ma anche della società greca fu la grandissima diffusione degli oracoli, dei quali Delfi fu soltanto il più ricco e il più prestigioso. Santuari di consultazione oracolare sorgevano in ogni angolo del mondo greco, alcuni di importanza locale, altri noti e visitati da folle di pellegrini. Il fenomeno dunque fu durevole nel tempo: se talvolta un oracolo cadeva in rovina, altri nascevano, anche in epoca tarda. Oltre a Delfi, un importante e antichissimo oracolo fu quello di Dodona in Epiro, posto sotto la tutela del padre della famiglia divina, Zeus e collocato in un posto misterioso e arcano. A gestire questo oracolo erano dei sacerdoti chiamati Sellie sottoposti a varie forme di tabù (non potevano lavarsi i piedi dovevano dormire sulla terra senza alcuna forma di protezione contro gli insetti, come un telo o una stuoia). I responsi venivano trattati interpretando: lo stormire del vento nelle foglie di una quercia.


    Lo stesso Giuseppe della Bibbia dovette la sua fortuna e la benevolenza del faraone per le sue capacità di spiegare i sogni. Per alcuni popoli indiani d’America e per i nomadi della Siberia, invece, i sogni erano un mezzo usato dagli spiriti per entrare in contatto con sciamani e guaritori. Nell’antichità i sogni non erano solo riferiti alla sfera religiosa ma spesso erano legati a cose materiali come sesso, salute e malattie. Per tale motivo i malati greci si recavano nei tempi di Asclepio (si diceva fosse stato istruito nella medicina da Chirone o che avesse ereditato tale proprietà dal padre Apollo). Qui essi si coricavano aspettando nel sonno una apparizione che li guarisse donando qualche buon consiglio,presso gli antichi vi erano numerose persone che si occupavano di tradurre i sogni. I primi manuali per interpretarli risalgono perfino ai Mesopotamici nel IV sec. a.C. mentre in Grecia e a Roma esisteva ufficialmente il mestiere di interprete detto “oneirokrites” col quale si offriva a  pagamento la consulenza.

    Platone, invece, era convinto che i sogni non avevano niente a che vedere con i messaggi divini, ma nascevano dall’animo umano. Se la persona non era un virtuoso sarebbe stato più facile per lui fare sogni legati ai bisogni primari, come quelli di violenza o a sfondo sessuale. E’ la prima volta che il sogno veniva considerato il prodotto tra l’interazione corpo-psiche.


    Aristotele, da parte sua, considerando che nei sogni apparivano cose che nella realtà non esistevano, riteneva che i sogni non esistessero. Successivamente, con la venuta del cristianesimo i teologi del medioevo riprendendo la teoria di Platone ed in riferimento ai sogni erotici cominciarono a bandirli. Già nella mitologia greca si pensava che era il dio Egialte (gigante figlio di Poseidone e di Efimedea, ucciso da Apollo) a procurare sogni erotici e di violenza. Se nella Bibbia i sogni sono sempre di natura profetica, ora diventavano tentazioni demoniache anche perché solo a Dio era dato potere di prevedere il futuro.
    (dal web)




    cris-hestia · 9 visite · 0 commenti
    08 Set 2010 








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    08 Set 2010 








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    08 Set 2010 








    cris-hestia · 1 visita · 0 commenti
    08 Set 2010 








    cris-hestia · 1 visita · 0 commenti
    Categorie: musica
    08 Set 2010 
    Herbert Marshall
    "Tutto il tuo dolore, Louise, e il tuo odio per me
    nacquero dall'illusione che fosse leggerezza
    di spirito e disprezzo dei diritti della tua anima
    ciò che mi fece volgere ad Annabelle e abbandonarti.
    In realtà il tuo odio per me aveva radici nell'amore,
    poiché io ero la felicità della tua anima,
    ideato e generato
    per risolverti la vita, e non volli.
    Ma tu eri la mia infelicità. Se tu fossi stata
    la mia felicità, non sarei rimasto sempre attaccato a te?
    Questo è il tormento della vita:
    che si può essere felici solo in due
    e i nostri cuori bramano stelle
    che ci respingono."


    cris-hestia · Nessuna visita · 0 commenti
    Categorie: poesia
    08 Set 2010 
    Louise Smith
    "Herbert ruppe il nostro fidanzamento di otto anni
    quando Annabelle ritornò al villaggio
    dal collegio, ahimè!
    Se avessi laciato solo il mio amore,
    forse sarebbe diventato un bel dolore —
    chi sa? — riempiendomi la vita di profumo.
    Ma io lo torturai, lo avvelenai,
    lo accecai, ed esso si mutò in odio —
    edera mortale invece che clematide.
    E l’anima cadde dal suo sostegno,
    i suoi viticci s’intricarono in rovina.
    Non lasciate che la volontà vi sia giardiniere dell’anima,
    a meno che siate sicuri
    ch’essa è più saggia della vostra anima."


    cris-hestia · 1 visita · 0 commenti
    Categorie: poesia
    03 Set 2010 
    cris-hestia · 9 visite · 0 commenti
    03 Set 2010 
    cris-hestia · 9 visite · 0 commenti
    03 Set 2010 
     ‎" C'è talmente tanta umanita' in questa capacita' di amare gli alberi , talmente tanta nostalgia dei nostri primi stupori , talmente tanta forza nel sentirsi cosi insignificanti in mezzo alla natura...si è propiro questo : l'evocazione degli alberi , della loro maestosita' indifferente e dell'amore che proviamo per lor...o da un lato ci insegna quanto siamo insignificanti , cattivi parassiti brulicanti sulla superficie terrestre , dall'altro invece quanto siamo degni di vivere , perche' siamo capaci di riconoscere
    una bellezza che non ci è debitrice "

    cris-hestia · 9 visite · 0 commenti
    30 Ago 2010 








    cris-hestia · 4 visite · 0 commenti
    30 Ago 2010 








    cris-hestia · 4 visite · 0 commenti
    30 Ago 2010 








    cris-hestia · 8 visite · 0 commenti
    30 Ago 2010 
    Io non credo che alla fine della mia vita voglio contare il numero delle persone che ho incontrato, quante volte ne è valsa la pena, se era meglio lasciar perdere oppure se non era più giusto continuare. Io voglio solo sapere se ho amato abbastanza e se sono stata amata abbastanza. Nient'altro. Né tradimenti né verità ...né menzogne. Solo contare il numero di giorni in cui il mio amore per qualcuno coincide con l'amore che qualcuno ha per me. Tutte le sere in cui potrò andare a dormire con questa certezza potrò mettere quella giornata tra le cose buone. E potrò misurare il giorno successivo dal senso che prenderà la mia vita. Come si rifletterà su tutto il resto della mia esistenza e su tutte le cose che faccio. Questa è la mia vita, le mie parole, i miei occhi, i capelli, la curva dei miei fianchi. Io non posso andarmene dalla mia pelle. Quello che so è che non voglio più restare sola perché quando sei sola non puoi perderti mai, nemmeno una volta...perché se ti perdi poi non c'è nessuno che viene a cercarti.
    dal film Amatemi di Renato de Maria
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    cris-hestia · 25 visite · 2 commenti
    30 Ago 2010 

    Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo. Quando nella maggior parte delle nostre conversazioni con le amiche intime parliamo di lui, dei suoi problemi, di quello che pensa, dei suoi sentimenti, stiamo amando troppo.

    Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza, o li consideriamo conseguenze di un'infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo.Quando non ci piacciono il suo carattere, il suo modo di pensare e il suo comportamento, ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza attraenti e affettuosi lui vorrà cambiar per amor nostro, stiamo amando troppo.

    Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo.

    Amare troppo è calpestare, annullare se stesse per dedicarsi completamente a cambiare un uomo "sbagliato" per noi che ci ossessiona, naturalmente senza riuscirci.

    Amare in modo sano è imparare ad accettare e amare prima di tutto se stesse, per poter poi costruire un rapporto gratificante e sereno con un uomo "giusto" per noi.


    Donne che amano troppo sono molto responsabili, impegante molto seriamente e con successo ma con poca stima di sé; hanno poco riguardo per la propria integrità personale e riversano tutte le loro energie in tentativi disperati di influenzare e controllare gli altri per farli diventare come loro desiderano.

    Hanno un profondo timore dell'abbandono; pensano che è meglio stare con qualcuno che non soddisfi del tutto i loro bisogni ma che non le abbandoni, piuttosto che un'uomo più affettuoso e attraente che potrebbe anche lasciarle per un'altra donna.

    Molte donne commettono l'errore di cercare un uomo con cui sviluppare una relazione senza aver sviluppato prima una relazione con se stesse; corrono da un uomo all'altro, alla ricerca di ciò che manca dentro di loro; la ricerca deve cominciare all'interno di sé. Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stesse, perchè quando nel nostro vuoto andiamo cercando l'amore, possiamo trovare solo altro vuoto.

    Dobbiamo guarire dal bisogno di dare più amore di quanto se ne riceva; guarire dal continuare a estrarre amore dal buco vuoto che c'è dentro di noi.

    Finchè continuiamo a comportarci così, cercando di sfuggire a noi stesse e al nostro dolore, non possiamo guarire.Più ci dibattiamo e cerchiamo altre vie di scampo, più peggioriamo , mentre cerchiamo di risolvere la dipendenza con l'ossessione. Alla fine, scopriamo che le nostre soluzioni sono diventate i nostri problemi più gravi. Cercando disperatamente un sollievo e non trovandone alcuno, a volte arriviamo sull'orlo della follia.

    Ciò che manifestiamo esternamente è un riflesso di ciò che c'è nel più profondo di noi: ciò che pensiamo del nostro valore, del nostro diritto alla felicità, ciò che crediamo di meritare dalla vita.

    Quando cambiano queste convinzioni, cambia anche la nostra vita.


    cris-hestia · 7 visite · 0 commenti
    30 Ago 2010 
    Per secoli uomini e donne cercarono radici di mandragora e altre sostanze per preparare pozioni d'amore. Poi, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, un medico ebreo di Vienna scoprì il segreto dell'amore. Effettivamente, il modo di far innamorare un altro essere umano esiste, e la ricetta è di straordinaria semplicità:ma...ntenere l'ambiente esterno il più possibile costante. Lasciare che la persona, nella quale si desidera suscitare l'amore, parlì liberamente di tutto ciò che le passa per la testa;
    intromettersi il meno possibile nell'evoluzione dei sentimenti e delle reminiscenze, e soprattutto non disturbare il flusso dei ricordi d'infanzia;
    prestare particolare attenzione alla rievocazione di amori dimenticati o rimossi. Dare a tali sentimenti d'amore la possibilità di emergere dalla rimozione e di essere rivissuti;
    mostrare alla persona nella quale si desidera suscitare l'amore che dopo ogni delusione si sono sviluppati in lei meccanismi di difesa che ostacolano gli amori futuri. Spiegare che la frustrazione del desiderio di amare e di essere amati si è trasformata in sintomi e tratti del carattere sgradevoli, usati per erigere una barriera di sospetto e di sfiducia nei confronti dell'amore. Prima o poi, se si segue questo metodo per un certo periodo, in questa persona nascerà l'amore di transfert, soprattutto se chi ascolta il racconto partecipa attivamente alla riesumazione dell'amore infantile rimosso.
    M.S.Bergmann - Anatomia dell'amore - Einaudi Editore

    cris-hestia · 5 visite · 0 commenti
    30 Ago 2010 
    Spesso ci vergogneremmo delle nostre più nobili azioni se si potesse vedere da quali motivi sono determinate.
    Francois de La Rochefoucauld (1613-1680)

    L'amore non è della mente, non è della rete dei pensieri, non può essere cercato, coltivato. Nutrito; è lì quando la mente è silenziosa e il cuore è vuoto dalle creazioni della mente.
    Jiddu Krishnamurti

    Le emozioni sono infinite, amore e odio, ma anche noia e malinconia, simpatia e antipatia, angoscia e inquietudine. Comune a ciascuno di questi sentimenti è la capacità di portarci fuori dal nostro egoismo e dal nostro io. Un sentimento implica necessariamente un uscire da noi stessi per cercare di cogliere quello che ...le altre persone sono nella loro realtà più profonda e nelle loro emozioni.
    Eugenio Borgna (1930- )
    Mostra tutto


    Quando una donna dice: "Non capisco cosa mi sta succedendo" vuol dire che è già successo. Con un altro.
    Roberto Gervaso, Il grillo parlante, 1983

    Chi ha sperimentato il tormento e la passione del vero amore, sa che la sua fine può dirsi l’unica esperienza, da vivi, della propria morte.
    (A.C.)


     Questa cosa orribile, che fa veramente impazzire: che se siete accanto a un altro, e gli guardate gli occhi .... potete figurarvi come un mendico davanti ad una porta in cui non potrà mai entrare: chi vi entra, non sarete mai voi, col vostro mondo dentro, come lo vedete e lo toccate; ma uno ignoto a voi, come quell'altro nel suo mondo impenetrabile vi vede e vi tocca. (da Enrico IV, Mondadori)-POirandello-


    Abbiamo tutti dentro un mondo di cose, ciascuno un suo mondo di cose...

     E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch'io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com'egli l'ha dentro?

     Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai. Pirandello.

    Se un dio ha fatto questo mondo, non vorrei essere quel dio: la miseria del mondo mi spezzerebbe il cuore.
    (Schopenhauer)



    cris-hestia · 8 visite · 0 commenti

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