11 Set 2010 - 06:53:21
Genealogia della morale-Nietzsche-
Dimenticare.
Allevare un animale che “possa fare delle promesse” – non è proprio questo il compito paradossale che la natura si è imposto nei confronti dell’uomo? Non è questo, in realtà, il vero problema dell’uomo?...che questo problema sia stato risolto sino a un grado elevato, dovrà sembrare tanto più sorprendente a... chi sa misurare appieno la forza opposta e contraria, cioè quella del “dimenticare”. Dimenticare non è solo “vis inertiae”, come credono i superficiali, essa è molto di più una forza frenante, attiva e positiva nel senso più preciso del termine, forza cui si deve il fatto che tutto ciò di cui noi facciamo esperienza, apprendiamo e accogliamo in noi nello stato di digestione (potremmo chiamarlo “assorbimento intellettuale”) arriva tanto poco alla nostra coscienza, quanto tutto il molteplice processo con cui si compie la nostra nutrizione corporale, il cosiddetto processo di “assorbimento”. Chiudere ogni tanto le porte e le finestre della coscienza, non farsi molestare dal fracasso e dalla lotta con cui il mondo occulto degli organi al nostro servizio manifesta la sua collaborazione e opposizione; un po’ di tranquillità, un po’ di “tabula rassa” della coscienza, per fare ancora spazio a qualcosa di nuovo, soprattutto a funzioni e funzionari più nobili, per governare, prevedere, ordinare (dato che il nostro organismo ha una struttura oligarchica) – questo è il vantaggio – come si è detto – di una dimenticanza attiva, simile a un guardaportone, un custode dell’ordine spirituale, della tranquillità, dell’etichetta: per cui si dovrà immediatamente stabilire in quale misura nessuna felicità, nessuna serenità, nessuna speranza, nessun orgoglio, nessun presente sia possibile senza smemoratezza. L’uomo in cui questo apparato frenante viene danneggiato e costretto a funzionare irregolarmente, può essere paragonato (e non solo paragonato) a un dispeptico, non riesce a “concludere” nulla… E proprio questo animale necessariamente smemorato, in cui la mancanza di memoria è una forza, una forma di florida salute, si è costruito, con l’educazione, una facoltà opposta, una memoria, col cui aiuto può interrompere, in certi casi, il processo del dimenticare – nei casi, cioè, in cui si debba fare promesse: non solo, quindi, un non potersi liberare delle impressioni ormai stampate, non solo l’indigestione di una parola già impegnata e di cui non si riesce a venirne a capo, ma un non voler rendersi LIBERO, un volere iterato e continuo del già voluto, una vera e propria “memoria del volere”: cosicchè tra l’originario “io voglio”, “io farò”, e il vero e proprio scaricarsi dalla volontà, il suo atto, può introdursi facilmente un mondo di cose nuove e diverse, di circostanze, a anche di atti della volontà, senza far saltare questa lunga catena del volere. Ma quante cose presuppone tutto ciò! Per poter anticipatamente disporre così del futuro, l’uomo deve aver imparato a separare l’avvenimento necessario da quello casuale, a pensare con cognizione di causa, a vedere e a prevedere le cose lontane come se fossero presenti, a stabilire con certezza che cosa sia il fine e il mezzo e in generale a saper calcolare, a fare previsioni – per far tutto ciò, quanto l’uomo stesso deve già essere diventato prevedibile, regolare, necessario, anche a se stesso per la sua propria rappresentazione, per potersi finalmente fare garante di se stesso come futuro, così come fa chi promette!
Genealogia della morale - Nietzsche
Allevare un animale che “possa fare delle promesse” – non è proprio questo il compito paradossale che la natura si è imposto nei confronti dell’uomo? Non è questo, in realtà, il vero problema dell’uomo?...che questo problema sia stato risolto sino a un grado elevato, dovrà sembrare tanto più sorprendente a... chi sa misurare appieno la forza opposta e contraria, cioè quella del “dimenticare”. Dimenticare non è solo “vis inertiae”, come credono i superficiali, essa è molto di più una forza frenante, attiva e positiva nel senso più preciso del termine, forza cui si deve il fatto che tutto ciò di cui noi facciamo esperienza, apprendiamo e accogliamo in noi nello stato di digestione (potremmo chiamarlo “assorbimento intellettuale”) arriva tanto poco alla nostra coscienza, quanto tutto il molteplice processo con cui si compie la nostra nutrizione corporale, il cosiddetto processo di “assorbimento”. Chiudere ogni tanto le porte e le finestre della coscienza, non farsi molestare dal fracasso e dalla lotta con cui il mondo occulto degli organi al nostro servizio manifesta la sua collaborazione e opposizione; un po’ di tranquillità, un po’ di “tabula rassa” della coscienza, per fare ancora spazio a qualcosa di nuovo, soprattutto a funzioni e funzionari più nobili, per governare, prevedere, ordinare (dato che il nostro organismo ha una struttura oligarchica) – questo è il vantaggio – come si è detto – di una dimenticanza attiva, simile a un guardaportone, un custode dell’ordine spirituale, della tranquillità, dell’etichetta: per cui si dovrà immediatamente stabilire in quale misura nessuna felicità, nessuna serenità, nessuna speranza, nessun orgoglio, nessun presente sia possibile senza smemoratezza. L’uomo in cui questo apparato frenante viene danneggiato e costretto a funzionare irregolarmente, può essere paragonato (e non solo paragonato) a un dispeptico, non riesce a “concludere” nulla… E proprio questo animale necessariamente smemorato, in cui la mancanza di memoria è una forza, una forma di florida salute, si è costruito, con l’educazione, una facoltà opposta, una memoria, col cui aiuto può interrompere, in certi casi, il processo del dimenticare – nei casi, cioè, in cui si debba fare promesse: non solo, quindi, un non potersi liberare delle impressioni ormai stampate, non solo l’indigestione di una parola già impegnata e di cui non si riesce a venirne a capo, ma un non voler rendersi LIBERO, un volere iterato e continuo del già voluto, una vera e propria “memoria del volere”: cosicchè tra l’originario “io voglio”, “io farò”, e il vero e proprio scaricarsi dalla volontà, il suo atto, può introdursi facilmente un mondo di cose nuove e diverse, di circostanze, a anche di atti della volontà, senza far saltare questa lunga catena del volere. Ma quante cose presuppone tutto ciò! Per poter anticipatamente disporre così del futuro, l’uomo deve aver imparato a separare l’avvenimento necessario da quello casuale, a pensare con cognizione di causa, a vedere e a prevedere le cose lontane come se fossero presenti, a stabilire con certezza che cosa sia il fine e il mezzo e in generale a saper calcolare, a fare previsioni – per far tutto ciò, quanto l’uomo stesso deve già essere diventato prevedibile, regolare, necessario, anche a se stesso per la sua propria rappresentazione, per potersi finalmente fare garante di se stesso come futuro, così come fa chi promette!
Genealogia della morale - Nietzsche
Sindicazione
16.01.11 @ 10:06:46
da cris-hestia
Nel sistema totale della psiche, la ...
16.01.11 @ 10:01:21
da cris-hestia
Il Dio dell'Amore Assoluto.
19.11.10 @ 10:30:27
da cris-hestia
ciao!!anche a me hanno dato da ...
18.09.10 @ 21:33:55
da murgi
grazie Vivi.....
11.09.10 @ 07:00:55
da cris-hestia