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30 Ago 2009 - 15:02:46
SATOR
IL QUADRATO MAGICO DEL SATOR:

Nel mio libro "I Templari ed il Colle magico di Celestino" ho già trattato del Quadrato magico, dato che nella provincia dell'Aquila, la mia città, ce ne sono ben tre: sulla facciata della chiesa di San Pietro a Oratorium nei pressi di Capestrano, sulla parete della cripta nella chiesetta della Madonna Apparente a Campotosto e quindi sulla facciata di Santa Lucia a Magliano de' Marsi, nell'ambito di una pietra scolpita dove si impone alla vista un animale dal corpo di leone e dalla testa d'aquila.
Il Quadrato magico palindromo, sebbene molto più antico dell'Ordine del Tempio, è stato indiscutibilmente ripreso in età medievale quando i monaci-guerrieri lo hanno spesso inserito nelle loro costruzioni, in maniera quasi invisibile, vicino al bordo superiore di una parete, come sulla chiesetta cimiteriale di San Giovanni a Campiglia Marittima, o quale graffito lasciato dove non s'immagina di trovarlo, come nel chiostro dell'abbazia laziale di Valvisciolo.
Rilevo da Aleardo Rubini, in un articolo della rivista della "Deputazione di storia patria", che "c'è un indubbio rapporto fra quadrato e Templari: infatti, nelle chiese che ci sono pervenute senza alterazioni, come la pieve di Terzagni (tra Cremona e Mantova), ci sono sia questo che la croce templare. Le Commende (Ruou in Provenza, ecc.), i castelli (Jarnac, ecc.) hanno il quadrato, rinvenibile tanto nelle chiese appartenute ai cavalieri di Malta (Santa Maria Ester ad Acquaviva Collecroce nel Molise), quanto nell'abbazia templare di Valvisciolo nelle paludi pontine".
Anche la studiosa Anna Giacomini sottolinea tale collegamento, prospettando un'intuizione molto interessante: il nesso tra quadrato del SATOR e "triplice cinta" - più conosciuta come gioco del "filetto" o del "tris" - che i Templari hanno rappresentato in graffiti lasciati sulle mura delle loro prigioni nella torre di Domme e nel castello di Chinon. Sul punto però tornerò in seguito, perché la mia scoperta, o meglio riscoperta, conferma tale collegamento.
Il misterioso quadrato ha indotto il genio umano a elaborare le più svariate spiegazioni, su cui però non mi soffermerò, rimandando al completo libro di Rino Cammilleri (1) che tutte le raccoglie, fornendo prova della ricchezza della mente che, di fronte a un enigma che ha attraversato insoluto secoli e millenni, ha elaborato di tutto senza fermarsi nemmeno di fronte all'ipotesi del "'seminatore Arepo o Arepone" che "tiene con le opere le ruote" o che "tiene le opere in movimento" o varianti del genere, dando alla frase un senso legato all'agricoltura ovvero alla teologia se è Dio a mantenere in movimento il creato (opera).
Tra le possibili soluzioni è parsa più attendibile quella suggerita da un evangelista di Chemnitz, Felix Grosser, secondo cui, anagrammando le lettere si ottengono due Paternoster, disposti a croce', con la lettera "N" al centro e con due residue "A" e "O" interpretate coma "alfa" e "omega".
Tale soluzione ha dato adito a discussioni a non finire, perché sembrerebbe suggerire un'origine cristiana del quadrato, che sarebbe stato dunque usato dai primi cristiani per occultare il messaggio della croce comprensibile solo da chi ne era a conoscenza. Di certo i Romani lo conoscevano dato che, oltre che a Pompei, è stato trovato tra le rovine della città romana di Corinium, in Inghilterra, oggi custodito nel museo di Cirencester, nonché nella colonia romana di Dura-Europos, in Siria, tutti fatti risalire all'incirca al III secolo dell'era cristiana.
Si è osservato, a tale proposito, che il riferimento all'"alfa" e all'"omega" ha origine nell'Apocalisse, il misterioso libro della "rivelazione" - questo vuol dire "apocalisse" - laddove al capitolo 21,6 viene detto: "lo sono l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine..." e che appare poco probabile che, con riferimento a Pompei, fosse già conosciuto nella nostra penisola nei primi decenni dell'era cristiana. Infatti, a Pompei, come noto sommersa di lava dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. - per cui occorrerebbe ipotizzare una precoce presenza cristiana che si esprimeva in latino - sono emersi due quadrati, di cui uno incompleto nella casa di Paquio Proculo e l'altro nella Grande Palestra, arricchito da una diversa mano che ha aggiunto le lettere "A", "N", "O" sotto il quadrato e un "delta" triangolare con una "S" al di sopra.
Rino Cammilleri afferma che qualcuno ha suggerito la soluzione del PATERNOSTER ripetuto due volte, segnalando la lettera centrale "N" e le "A" e "O" avanzanti. Nulla si dice però sulla "S", mentre il "delta" maiuscolo viene visto come segno della trinità, a conferma dell'origine cristiana della scritta.
Nel mio libro sui Templari osservavo però che restava insoddisfatta la curiosità di comprendere perché il quadrato sia stato da questi riutilizzato, dato che i cavalieri medievali non avevano certo preoccupazione a farsi individuare come cristiani in un'Europa convertita da secoli al Cristianesimo. Ora so perché, ma allora riferii com'ero arrivata a collegare il quadrato del SATOR, come si presenta a Pompei, ad ATON, il dio Sole egizio, e l'intuizione non è sbagliata perché il sole, espressione visibile del dio egizio, ha un ruolo nell'effettivo uso pratico del SATOR e un sole invisibile ne costituisce il centro irradiante. Presentai dunque la seguente costruzione (2).

Riscrivo i due paternoster incrociati nella "N" e, come suggerisce il "delta" sotto la "S" che appare a Pompei, disegno un triangolo sotto la "S" di NOSTER ipotizzando che i vertici di base della figura il cui terzo vertice è la "T" segnalino la posizione delle lettere "A" e "O" residue. Con le lettere costituenti i vertici del delta maiuscolo leggo "ATO", ma le lettere "ANO" poste sotto il quadrato di Pompei mi fanno disegnare un altro triangolo: ottengo ATO (delta) + "N" (vertice di ANO di cui ho già utilizzato "A" e "O" comuni al delta), vale a dire ATON. Dalle lettere residue ricavo PATER + SOTER (anagramma di OSTER in cui riutilizzo la "T"). Dunque PATER ATON SOTER, il "Padre Aton Salvatore". L'espressione può essere sia greca che latina, dato che "soter", parola originariamente greca, è entrata anche nella lingua latina, spesso come epiteto di Giove, di Mitra e poi del Cristo.
Non immaginavo, però, che la vita mi aveva già messo davanti una indicazione che avrei dovuto riprendere per muovere un altro passo verso la soluzione del mistero del SATOR.

cris-hestia · 840 visite · 2 commenti
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